Multe per 2,2 milioni di euro a Tim, Wind3 e Vodafone per servizi premium non richiesti

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Cari amici di tellows,

tra le varie truffe che ci vengono segnalate sul nostro sito, spesso ci capita di leggere commenti riguardo ad abbonamenti indesiderati attivati a vostra insaputa.
A tal proposito, la scorsa settimana l’Autorità di garanzia per le comunicazioni (Agcom), ha sanzionato Tim, Wind3 e Vodafone, che non avrebbero tutelato i clienti contro gli addebiti per i servizi premium non richiesti attivati su cellulare.

Dal 2016 al 2020, infatti secondo Agcom, gli operatori telefonici non sono stati in grado di proteggere gli utenti dall’ondata di addebiti per i servizi premium forniti senza richiesta. Le compagnie telefoniche hanno ottenuto notevoli vantaggi economici, e talvolta hanno rifiutato di emettere il rimborso a favore degli utenti ingannati. A tal fine Agcom ha emesso sanzioni nei loro confronti per circa 2,2 milioni di euro.

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Il problema degli addebiti per i servizi premium è noto da tempo, tanto che gli operatori hanno adottato chiare misure correttive negli ultimi mesi, probabilmente definitive. Tali servizi a pagamento, sono ora bloccati per impostazione predefinita sui telefoni cellulari; se un utente vuole attivarli deve richiederne espressamente l’attivazione generale e poi inserire una password temporanea per ogni singolo servizio a cui vuole abbonarsi.
Quello che però ha stabilito Agcom è che gli operatori durante il periodo 2016-2020 hanno operato in maniera scorretta nei confronti dei clienti e per questo andavano sanzionati.

Negli anni scorsi è stato relativamente facile abbonarsi a questi servizi, ad esempio era sufficiente fare doppio clic su due schermate diverse. Tramite le indagini, si è scoperto che diversi criminali, legati agli abbonamenti premium, riuscivano a simulare i clic degli utenti o, talvolta ad eseguire l’attivazione zero-click, aggirando efficacemente il sistema di protezione fornito dall’operatore. La difesa delle compagnie telefoniche si basa sul presupposto che loro non hanno nulla a che fare con i criminali, ma l’Agcom la pensa diversamente: la sanzione per Tim è di 630.000 euro, Wind Tre è di 812.000 euro e Vodafone è di 750.000 euro.

Agcom ricorda agli operatori che devono verificare ai sensi dell’art.1 , comma 3-quater, del decreto Bersani, che il consenso dell’utente sia stato effettivamente espresso, quindi in maniera consapevole, anche adottando le opportune cautele, per ridurre al minimo il rischio che gli utenti ricevano servizi in abbonamento senza previo consenso esplicito. “Nel caso specifico, tali verifiche non sono state svolte con la dovuta completezza”. In alcuni casi, i servizi premium sono stati attivati su sim, di Tim e Wind Tre, che non erano nemmeno idonee a fruire di abbonamenti simili. Per Agcom era quindi palese che si trattasse di una frode, dato che il cliente non avrebbe mai attivato un servizio a pagamento di questo tipo senza poterne godere, ma gli operatori telefonici non hanno verificato e controllato queste anomalie.

Sempre secondo Agcom, inoltre, le aziende hanno trascurato alcuni indizi: “in primo luogo, per l’andamento registrato nel tempo delle richieste di attivazioni che presentavano picchi anomali e concentrati nel tempo anche rispetto ai servizi riconducibili a specifici CSP (ossia fornitori di servizi); in secondo luogo, alla luce dei cospicui rimborsi erogati in relazione ai servizi riconducibili ai medesimi CSP”. Per finire gli operatori hanno gestito in maniera non consona anche le lamentele degli utenti: non hanno effettuato i rimborsi in modo celere, negandoli addirittura in alcuni casi.

Fonte: www.repubblica.it

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